Ancora adesso...
Datte na mossa, chel Soe magna e ore!
Muoviti... che il sole mangia le ore, detto popolare veneto

A chi non ce la fa... ma ci prova...
Datte na mossa, chel Soe magna e ore!
Muoviti... che il sole mangia le ore, detto popolare veneto

Per un qualche strano motivo ultimamente le giornate sembrano correre più veloci del solito.
Mi capita sempre così quando arrivano i primi caldi, e sopraggiunge il periodo che più mi infastidisce, quello degli esami.
Sono il figlio maggiore di quella che molto correttamente si potrebbe definire come la tipica famiglia medio-borghese veneta. Da me si è sempre richiesta precisione, attenzione, correttezza e rispetto.
Devo ammettere che fino a qualche anno fa, fino alle prima adolescenza, questo ruolo non mi stava poi così stretto. In un qualche modo, seppur mi si richiedesse di essere pubblicamente impeccabile, avevo trovato il modo di esprimermi. Ero quello che qui, comunemente, viene chiamato "bronsa coerta"...
In poche parole, se in pubblico mi dimostravo impeccabile, sotto sotto, quando sapevo di poterlo fare, ne combinavo una per colore...
Il tipico rimprovero che fin da piccolo mi sono sempre sentito, magari dopo un ceffone ben assestato, è: "perchè ti comporti così? sei il più grande, devi dare l'esempio!"
Odio questa frase con tutto me stesso... c'è qualcosa di profondamente malato in quel "dare l'esempio" che solo oggi comprendo... Riguardando indietro, credo di aver interpretato troppo alla lettera quel ruolo che mi sono ritrovato inconsapevolmente ad incarnare.
Sapevo di non poter sbagliare, sentivo le grandi aspettative che i miei riponevano nel mio futuro, e così, fin da piccolo mi sono ritagliato degli spazi tutti miei, che ancora oggi sono una costante del mio essere, sembrano quasi dei momenti in cui l'attore ripassa la parte, la rivede, la corregge, prova ad aggiungere qualcosa di nuovo, prova a sperimentare, per capire realmente quale sia il ruolo a lui più congeniale, o semplicemente quale personalità si adatti meglio al proprio carattere. In queste pause cerco me stesso, non sogno più come facevo da bambino un futuro diverso, delle avventure surreali o dei viaggi in mondi inesplorati, ma mi limito ad osservare la strada che percorro, e guardando ogni sassolino che pesto cerco di capire se è quella giusta.
Ho il terrore di sbagliare.
Per qualche strano motivo che non mi sono mai riuscito a spiegare, i miei mi hanno cresciuto delle loro aspettative, e già in prima elementare facevo i compiti da solo, ero autonomo ed impeccabile, sia nella vita che nella scuola.
Alle medie tornavo a casa, aprivo le finestre e le serrande, scaldavo ciò che c'era per me e mio fratello minore, e sapevo che dovevo stare attento a lui finchè mia madre non fosse tornata a casa. Sapevo di dover stare attentissimo, non solo a me, ma non mi si fraintenda, la cosa non era poi così impossibile, proprio perchè per me è sempre stata cosa naturale. Fin da piccolo, sono stato responsabilizzato ed educato a pensare non solo per me, ma anche per chi mi sta vicino.
Dalla prima superiore incominciai a cucinare... si sa, una buona pasta è meglio di una qualsiasi cosa riscaldata... e proprio dalla prima superiore, oltre a mio fratello, cominciai a dover tenere sottocchio pure la sorellina minore.
Maturando, ebbi un momento di profonda crisi... per un qualche motivo, mi resi conto che non sempre se aiuti poi vieni aiutato, che non sempre se rispetti vieni rispettato, ma soprattutto, incominciai a realizzare l'idea che si poteva sbagliare.
Iniziai con poco, convinto di poter fare come gli altri miei coetanei, di potermi sentire bene uguale... ma non era così... proprio per come ero stato educato, per il modo in cui ero stato abituato a vivere, scoprii che non solo per me era molto più difficile sbagliare, ma che sbagliare mi faceva stare male molto più degli altri.
Un votaccio a scuola, un comportamento non corretto... a me costavano di più...
Inizialmente ero semplicemente convinto che fosse una questione d'abitudine... provai quindi a sbagliare di più, provai a cambiare... ma fu tutto inutile.
Tuttora, se sotto-prova, non accetto l'errore. Non sono abituato a lasciarmi andare, calcolo tutto, e se devo scegliere ci metto una vita, e se proprio mi accorgo che sto per sbagliare cerco di buttarmi sul male minore. Piuttosto che il fallimento, meglio rinunciare, piuttosto che combattere e perdere, è meglio lasciare andare.
Se sono in corsa sono una belva, ho notato che di rado trovo qualcuno che mi stia dietro, ma quando anche solo il dubbio di non potercela fare mi assale, forse per il peso dei troppi errori commessi, il modo in cui li ho pagati, mi scopro ad aver perso molta di quella fiducia che ognuno ha verso se stesso. E se non credi in te stesso, se non credi di potercela fare, beh... già sbagli e sei quasi sicuramente destinato a non farcela. Così è arrivato l'ennesimo periodo d'esami, l'ennesima tortura, l'ennesima lotta, l'ennesima prova. Il forte mal di stomaco, i nervi tesi e la tanta voglia di farcela con il costante spettro alle spalle sempre pronto a ricordarti che non ce la farai.
Gli ultimi anni, sono stati un pò questo.
Il ragazzo ha imparato a sbagliare, ma non ha ancora imparato ad accettare lo sbaglio, ha imparato a perdonare gli altri, ma non se stesso.
Maledetto me e maledetta l'educazione del cazzo che mi ha sempre complicato le cose...

E qui lascio questa foto... un bel ricordo di quest'ultimo sabato notte, pittosto alternativo... io che fino all'anno scorso andavo in giro con la giacchetta e le camicie firmate sono stato ad una festa dark... vestito scuro, anello al dito, borchie sparse e il tibro d'entrata/uscita del locale (ciò richiedeva una foto).
Ho ritrovato Bea, e il piacere di parlare con lei, ho conosciuto gente "particolare"... di sani sogni e forti desideri. Una serata dai toni divertentemente cupi. Il nero non mi è mai sembrato così vivo e luminoso...
Lascio qui una canzone, in sottofondo, una canzone per me... Sembra stata scritta per questo momento. Si chiama Now Again, ed è dei Sun eats Hours [Il sole mangia le ore ndr] un gruppo punk nostano, che sta piano piano incominciando a farsi conoscere (credo non si arrabbieranno per un pò di pubblicità gratuita). E spero davvero, che sia di buon auspicio per me, e che le ore non scorrano più come uno stramaledetto conto alla rovescia...
Mi capita sempre così quando arrivano i primi caldi, e sopraggiunge il periodo che più mi infastidisce, quello degli esami.
Sono il figlio maggiore di quella che molto correttamente si potrebbe definire come la tipica famiglia medio-borghese veneta. Da me si è sempre richiesta precisione, attenzione, correttezza e rispetto.
Devo ammettere che fino a qualche anno fa, fino alle prima adolescenza, questo ruolo non mi stava poi così stretto. In un qualche modo, seppur mi si richiedesse di essere pubblicamente impeccabile, avevo trovato il modo di esprimermi. Ero quello che qui, comunemente, viene chiamato "bronsa coerta"...
In poche parole, se in pubblico mi dimostravo impeccabile, sotto sotto, quando sapevo di poterlo fare, ne combinavo una per colore...
Il tipico rimprovero che fin da piccolo mi sono sempre sentito, magari dopo un ceffone ben assestato, è: "perchè ti comporti così? sei il più grande, devi dare l'esempio!"
Odio questa frase con tutto me stesso... c'è qualcosa di profondamente malato in quel "dare l'esempio" che solo oggi comprendo... Riguardando indietro, credo di aver interpretato troppo alla lettera quel ruolo che mi sono ritrovato inconsapevolmente ad incarnare.
Sapevo di non poter sbagliare, sentivo le grandi aspettative che i miei riponevano nel mio futuro, e così, fin da piccolo mi sono ritagliato degli spazi tutti miei, che ancora oggi sono una costante del mio essere, sembrano quasi dei momenti in cui l'attore ripassa la parte, la rivede, la corregge, prova ad aggiungere qualcosa di nuovo, prova a sperimentare, per capire realmente quale sia il ruolo a lui più congeniale, o semplicemente quale personalità si adatti meglio al proprio carattere. In queste pause cerco me stesso, non sogno più come facevo da bambino un futuro diverso, delle avventure surreali o dei viaggi in mondi inesplorati, ma mi limito ad osservare la strada che percorro, e guardando ogni sassolino che pesto cerco di capire se è quella giusta.
Ho il terrore di sbagliare.
Per qualche strano motivo che non mi sono mai riuscito a spiegare, i miei mi hanno cresciuto delle loro aspettative, e già in prima elementare facevo i compiti da solo, ero autonomo ed impeccabile, sia nella vita che nella scuola.
Alle medie tornavo a casa, aprivo le finestre e le serrande, scaldavo ciò che c'era per me e mio fratello minore, e sapevo che dovevo stare attento a lui finchè mia madre non fosse tornata a casa. Sapevo di dover stare attentissimo, non solo a me, ma non mi si fraintenda, la cosa non era poi così impossibile, proprio perchè per me è sempre stata cosa naturale. Fin da piccolo, sono stato responsabilizzato ed educato a pensare non solo per me, ma anche per chi mi sta vicino.
Dalla prima superiore incominciai a cucinare... si sa, una buona pasta è meglio di una qualsiasi cosa riscaldata... e proprio dalla prima superiore, oltre a mio fratello, cominciai a dover tenere sottocchio pure la sorellina minore.
Maturando, ebbi un momento di profonda crisi... per un qualche motivo, mi resi conto che non sempre se aiuti poi vieni aiutato, che non sempre se rispetti vieni rispettato, ma soprattutto, incominciai a realizzare l'idea che si poteva sbagliare.
Iniziai con poco, convinto di poter fare come gli altri miei coetanei, di potermi sentire bene uguale... ma non era così... proprio per come ero stato educato, per il modo in cui ero stato abituato a vivere, scoprii che non solo per me era molto più difficile sbagliare, ma che sbagliare mi faceva stare male molto più degli altri.
Un votaccio a scuola, un comportamento non corretto... a me costavano di più...
Inizialmente ero semplicemente convinto che fosse una questione d'abitudine... provai quindi a sbagliare di più, provai a cambiare... ma fu tutto inutile.
Tuttora, se sotto-prova, non accetto l'errore. Non sono abituato a lasciarmi andare, calcolo tutto, e se devo scegliere ci metto una vita, e se proprio mi accorgo che sto per sbagliare cerco di buttarmi sul male minore. Piuttosto che il fallimento, meglio rinunciare, piuttosto che combattere e perdere, è meglio lasciare andare.
Se sono in corsa sono una belva, ho notato che di rado trovo qualcuno che mi stia dietro, ma quando anche solo il dubbio di non potercela fare mi assale, forse per il peso dei troppi errori commessi, il modo in cui li ho pagati, mi scopro ad aver perso molta di quella fiducia che ognuno ha verso se stesso. E se non credi in te stesso, se non credi di potercela fare, beh... già sbagli e sei quasi sicuramente destinato a non farcela. Così è arrivato l'ennesimo periodo d'esami, l'ennesima tortura, l'ennesima lotta, l'ennesima prova. Il forte mal di stomaco, i nervi tesi e la tanta voglia di farcela con il costante spettro alle spalle sempre pronto a ricordarti che non ce la farai.
Gli ultimi anni, sono stati un pò questo.
Il ragazzo ha imparato a sbagliare, ma non ha ancora imparato ad accettare lo sbaglio, ha imparato a perdonare gli altri, ma non se stesso.
Maledetto me e maledetta l'educazione del cazzo che mi ha sempre complicato le cose...

E qui lascio questa foto... un bel ricordo di quest'ultimo sabato notte, pittosto alternativo... io che fino all'anno scorso andavo in giro con la giacchetta e le camicie firmate sono stato ad una festa dark... vestito scuro, anello al dito, borchie sparse e il tibro d'entrata/uscita del locale (ciò richiedeva una foto).
Ho ritrovato Bea, e il piacere di parlare con lei, ho conosciuto gente "particolare"... di sani sogni e forti desideri. Una serata dai toni divertentemente cupi. Il nero non mi è mai sembrato così vivo e luminoso...
Lascio qui una canzone, in sottofondo, una canzone per me... Sembra stata scritta per questo momento. Si chiama Now Again, ed è dei Sun eats Hours [Il sole mangia le ore ndr] un gruppo punk nostano, che sta piano piano incominciando a farsi conoscere (credo non si arrabbieranno per un pò di pubblicità gratuita). E spero davvero, che sia di buon auspicio per me, e che le ore non scorrano più come uno stramaledetto conto alla rovescia...
filtrato da Noiz alle 02:57 il martedì, 23 maggio 2006

